Differences between revisions 1 and 4 (spanning 3 versions)
Revision 1 as of 2010-10-23 05:40:28
Size: 14559
Editor: ?skizzhg
Comment:
Revision 4 as of 2010-11-28 15:09:10
Size: 13582
Comment: sync with English version - major rewrite of the english page
Deletions are marked like this. Additions are marked like this.
Line 6: Line 6:
== Rigenerare fstab ==
ToDo translation in progress
== Panoramica: UUID, etichette e fstab ==
Line 9: Line 8:
Per mostrare una partizione appena creata (ad esempio sda6 o sdb7) che non appare in fstab o si vuole montare, digitare come utente il seguente comando in una console:
{{{
 ls -l /dev/disk/by-uuid
}}}

Verrà mostrato un output come questo:
{{{
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2007-05-27 23:42 348ea9e6-7879-4332-8d7a-915507574a80 -> ../../sda4
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2007-05-27 23:42 610aaaeb-a65e-4269-9714-b26a1388a106 -> ../../sda2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2007-05-27 23:42 857c5e63-c9be-4080-b4c2-72d606435051 -> ../../sda5
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2007-05-27 23:42 a83b8ede-a9df-4df6-bfc7-02b8b7a5f1f2 -> ../../sda1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2007-05-27 23:42 ad662d33-6934-459c-a128-bdf0393e0f44 -> ../../sda6
}}}

In questo esempio {{{ad662d33-6934-459c-a128-bdf0393e0f44}}} è la voce mancante, il passo successivo è inserire l'UUID della partizione in /etc/fstab. Usare un editor di testo (come kate o kwrite) con privilegi di root:
{{{
# <device file system> <mount point> <type> <options> <dump> <pass>
UUID=ad662d33-6934-459c-a128-bdf0393e0f44 /media/sda6 ext3 auto,users,exec 0 2
}}}

(!) Nota: il nome del punto di montaggio (in fstab) deve essere una directory esistente.

== Descrizione: UUID, etichettare partizioni e fstab ==
----
La denominazione persistente del device a blocchi è stata resa possibile dall'introduzione di [[udev]] con alcuni vantaggi rispetto a quella basata sul bus.

Nel frattempo che le distribuzioni Linux e udev sono in evoluzione e il rilevamento dell'hardware è sempre più affidabile, ci sono anche una serie di nuovi problemi e modifiche:

 1. Avendo più di un controller sata, scsi o ide e l'ordine in cui vengono aggiunti è casuale, questo può portare a nomi di dispositivo come hdX e hdY a cambiare in modo casuale ad ogni avvio; lo stesso vale per sdX e sdY. La denominazione persistente permette di non preoccuparsene più.

 1. Con l'introduzione della nuova gestione dei pata da parte di libata, tutti i device ide hdX diventeranno in futuro sdX. Anche qui, con la denominazione persistente non si noterà nemmeno.
 1. Le macchine con controller sia sata che ide sono oggigiorno comuni, con le modifiche di libata menzionate prima il primo problema che diverrà sempre più frequente è che entrambi verranno identificati come sdX.
 1. Quando si tratta di udev e multipath, le grosse macchine con CPU veloci e adattatori Fibre Channel, switch FC con carico a latenza variabile e archiviazione di dati, controller SCSI, schede di reta ad alte prestazioni, possono avere problemi di asincronia con un ordine di rilevamento e assegnazione dei nomi dei device in fase di avvio quasi imprevedibile.
La denominazione persistente dei device a blocchi è stata resa possibile dall'introduzione di [[udev]] con alcuni vantaggi rispetto all'uso dei nomi tradizionali basati sul bus, come /dev/hda1 o /dev/sda2.

Nonostante le distribuzioni Linux e udev siano in evoluzione e il rilevamento dell'hardware sia sempre più affidabile, ci sono anche una serie di nuovi problemi e modifiche:

 1. Avendo più di un controller dischi SATA/SCSI o IDE che vengono aggiunti in ordine casuale, questo può portare a nomi di dispositivo come hdX e hdY che cambiano in modo casuale ad ogni avvio; lo stesso vale per sdX e sdY. La denominazione persistente permette di non preoccuparsene più.
 1. Con l'introduzione della nuova gestione dei PATA da parte di libata (standard nei kernel Squeeze), tutti i device IDE hdX diventeranno sdX. Anche qui, con la denominazione persistente non si noterà nemmeno.
 1. Le macchine con controller sia SATA che IDE sono oggigiorno comuni, con le modifiche di libata menzionate prima il primo problema diverrà sempre più frequente perché le unità SATA e IDE saranno entrambe identificate come sdX.
 1. Le grosse macchine con molte CPU veloci e molti adattatori Bus Fibre Channel, switch FC e Data Storage con carico e latenza variabili, controller SCSI, schede di rete ad alte prestazioni, possono avere problemi di asincronia quando gestiscono udev e multipath, con un ordine di rilevamento e assegnazione dei nomi dei device in fase di avvio quasi imprevedibili.
Line 44: Line 18:
Line 47: Line 20:
=== Denominazione persistente per UUID ===

UUID sta per Universally Unique Identifier ed è un meccanismo per fornire ad ogni '''filesystem''' (non le partizioni) un identificativo univoco, è progettato affinché le collisioni siano '''improbabili'''. Tutti i filesystem Linux (incluso lo swap, '''nonostante non sia assegnato in modo predefinito usando l'installatore debian''') supportano UUID; FAT e NTFS no, ma vengono comunque elencati con un identificatore:

{{{
$ /bin/ls -lF /dev/disk/by-uuid/
}}}

{{{

=== Con UUID ===

UUID sta per Universally Unique Identifier ed è un meccanismo per fornire ad ogni filesystem un identificativo univoco. Tutti i filesystem Linux supportano UUID; FAT e NTFS no, ma vengono comunque elencati in {{{/dev/disk/by-uuid}}} con un identificatore univoco:

{{{
$ ls -l /dev/disk/by-uuid/
Line 66: Line 37:
Come si può vedere, le partizioni fat e ntfs hanno nomi più corti (sda6 e sdb1), ma sono comunque presenti con un uuid.

Purtroppo sulle grosse macchine potrebbero accadere delle race condition e '''l'UUID del filesystem potrebbe essere assegnato più volte a device differenti''', Linux potrebbe sceglierne uno (in modo casuale) che trova al momento del rilevamento di udev. Ad esempio potrebbe rilevare lo stesso UUID di /dev/sda1 e /dev/dm-1, quindi grub selezionerebbe /dev/dm-1 mentre /etc/fstab usa /dev/sda1, con la conseguenza di non terminare l'avvio a causa del "dispositivo occupato".


==== Come trovare l'UUID del device ====
{{{
~# blkid
/dev/sda1: UUID="87f2b245-6ab3-4021-bf07-d069b4d387a1" TYPE="ext3"
/dev/sda2: TYPE="swap"
/dev/sda3: UUID="a6f7a63f-71ac-4361-b49a-39d62b06f18a" TYPE="ext3"
}}}

Si può notare che la partizione di swap non ha un UUID, l'installatore di Debian Lenny usa una versione di partman che non ne attribuisce uno, lo si può ottenere con mkswap.

==== Come assegnare un UUID alla partizione di swap ====

Disattivare in l'attuale swap:
{{{
~# swapoff /dev/sda2
}}}

Ricrearla ottenendo l'UUID, riattivarla e verificare il risultato:
{{{
~# mkswap /dev/sda2
Setting up swapspace version 1, size = 1998737 kB
no label, UUID=7cdfeb21-613b-4588-abb5-9d4049854e9a
corp-bsa-exp-nuvem01:~# blkid
/dev/sda1: UUID="87f2b245-6ab3-4021-bf07-d069b4d387a1" TYPE="ext3"
/dev/sda2: TYPE="swap" UUID="7cdfeb21-613b-4588-abb5-9d4049854e9a"
/dev/sda3: UUID="a6f7a63f-71ac-4361-b49a-39d62b06f18a" TYPE="ext3"
~# swapon /dev/sda2
~# free
             total used free shared buffers cached
Mem: 33017956 298700 32719256 0 17060 148668
-/+ buffers/cache: 132972 32884984
Swap: 1951888 0 1951888
}}}

=== Denominazione persistente per etichetta ===

Quasi ogni tipo di '''filesystem''' può avere un'etichetta, tutte le partizioni che ne hanno una sono elencate nella directory /dev/disk/by-label:
{{{
$ ls -lF /dev/disk/by-label
}}}

{{{
Come si può vedere, i filesystem FAT e NTFS hanno nomi più corti (sda6 e sdb1), ma sono comunque elencati con con un UUID. Il punto di avere stringhe a 32 cifre in base 36 è quello di rendere le collisioni astronomicamente improbabili; se accadesse che sda1 e sda2 avessero lo stesso UUID l'avvio del sistema fallirebbe.

=== Con etichetta ===

Quasi ogni tipo di filesystem può avere anche un'etichetta; tutti quelli che ne hanno una sono elencati nella directory {{{/dev/disk/by-label}}}:
{{{
$ ls -l /dev/disk/by-label
Line 122: Line 53:
Anche se le etichette possono avere nomi riconoscibili, è necessario prestare la massima attenzione ad evitare conflitti.

Si possono modificare le etichette dei filesystems con questi comandi:
{{{
* swap: mkswap -L <etichetta> /dev/XXX
Anche se possono essere usate parole riconoscibili come etichette, è necessario prestare la massima attenzione per evitare conflitti di nomi; considerare la possbilità di avere unità USB/firewire inserite in modo casuale al riavvio.

Si possono modificare le etichette dei filesystem con questi comandi:
{{{
Line 128: Line 58:
* fat/vfat: dosfslabel /dev/XXX <etichetta> (bug #506786 in Lenny; o mlabel in mtools)
* jfs: jfs_tune -L <etichetta> /dev/XXX
* ntfs: ntfslabel /dev/XXX <etichetta> (o modificarla da Windows)
Line 129: Line 62:
* jfs: jfs_tune -L <etichetta> /dev/XXX * swap: mkswap -L <etichetta> /dev/XXX (ma vedere in seguito la procedura di swapoff/swapon)
Line 131: Line 64:
* fat/vfat: in Linux non c'è nessuno strumento per cambiare etichetta, si usi {{{mkdosfs -n <etichetta> <altre opzioni>}}} durante la creazione del filesystem
* ntfs: ntfslabel /dev/XXX <etichetta> o modificarla da Windows
}}}

Attenzione: le etichette devono essere univoche, sono applicabili allo stesso modo a penne e hard disk USB o firewire; per le partizioni UN*X il sistema con etichetta o UUID è preferibile a quello di /dev/disk/by-*/ .

=== Denominazione persistente per id ===

by-id crea un nome univoco in base al numero seriale '''hardware''', sono destinati a rimanere immutati ad una certa configurazione hardware.

{{{
~# ls -lh /dev/disk/by-id/
}}}



=== Con ID hardware ===

by-id crea un nome univoco in base al numero seriale dell'hardware; questi nomi sono destinati a rimanere immutati per una certa configurazione hardware.

{{{
# ls -l /dev/disk/by-id/
Line 184: Line 115:
=== Denominazione persistente per percorso ===

by-path crea un nome univoco in base al percorso fisico più corto (secondo sysfs), contengono stringhe che indicano a quale sottosistema appartengono, non sono adatte a risolvere i problemi discussi all'inizio di questo articolo e non verranno approfondite.

== Abilitare la denominazione persistente ==
=== Con percorsi sysfs ===

by-path crea un nome univoco in base al percorso fisico più corto (secondo sysfs), questi nomi contengono stringhe che indicano a quale sottosistema appartengono, perciò non sono adatti a risolvere i problemi discussi all'inizio di questo articolo e non verranno approfonditi.

== Gestione dei nomi persistenti ==

Si può ottenere una panoramica base di quali device siano associati a quali nomi persistenti semplicemente con il comando
{{{
$ ls -lR /dev/disk
}}}
ma esiste anche un nuovo comodo comando blkid (che è in /sbin, ma non richiede privilegi di root). Fornisce diversi tipi di output utile; il più semplice è:
{{{
$ /sbin/blkid
/dev/sda1: LABEL=Root UUID="87f2b245-6ab3-4021-bf07-d069b4d387a1" TYPE="ext3"
/dev/sda2: TYPE="swap"
/dev/sda3: LABEL=Home UUID="a6f7a63f-71ac-4361-b49a-39d62b06f18a" TYPE="ext3"
}}}

Come si può notare, la partizione di swap non ha un UUID, l'installatore di Debian Lenny usa una versione di partman che non ne attribuisce uno alle partizioni di swap.

Tutta via si possono dare nomi persistenti alle partizioni di swap usando mkswap nel modo descritto di seguito.

=== Assegnare nomi persistenti a partizioni di swap ===

Come prima cosa, assicurarsi di avere identificato correttamente la partizione di swap (vedere /proc/swaps)!

(Come root) deattivare in modo sicuro l'attuale swap, reinizializzarlo (aggiungendo opzionalmente un'etichetta) e riattivarlo:
{{{
# swapoff /dev/sda2
# mkswap -L Swap /dev/sda2
Setting up swapspace version 1, size = 1998737 kB
LABEL=Swap, UUID=7cdfeb21-613b-4588-abb5-9d4049854e9a
# swapon /dev/sda2
}}}
(Come utente normale) verificare il risultato:
{{{
$ /sbin/blkid
/dev/sda1: LABEL=Root UUID="87f2b245-6ab3-4021-bf07-d069b4d387a1" TYPE="ext3"
/dev/sda2: LABEL=Swap UUID="7cdfeb21-613b-4588-abb5-9d4049854e9a" TYPE="swap"
/dev/sda3: LABEL=Home UUID="a6f7a63f-71ac-4361-b49a-39d62b06f18a" TYPE="ext3"
$ free
             total used free shared buffers cached
Mem: 33017956 298700 32719256 0 17060 148668
-/+ buffers/cache: 132972 32884984
Swap: 1951888 0 1951888
}}}

== Usare i nomi persistenti ==
Line 190: Line 164:
Having chosen which naming method you'd like to use, let's now enable persistent naming for your system: Dopo aver scelto quale metodo di denominazione si desidera utilizzare, lo si abiliterà per il sistema:
Line 194: Line 168:
Enabling persistent naming in /etc/fstab is easy; just replace the device name in the first column by the new persistent name. In my example I would replace /dev/sda7 by one of the following:{{{
/dev/disk/by-label/home or
Abilitare la denominazione persistente in /etc/fstab è semplice; basta sostituire il nome del device nella prima colonna (dove vi è qualcosa del tipo "/dev/sda7") con il nuovo nome persistente. Questo può essere fatto o sostituendo il percorso appropriato in /dev/disk, come:
{{{
/dev/disk/by-label/home
}}}
o

{{{
Line 199: Line 178:
Do so for all the partitions in your fstab file.

Instead of giving the device explicitly, one may indicate the filesystem that is to be mounted by its UUID or volume label, writing LABEL=<label> or UUID=<uuid>, for example:{{{
LABEL=Boot
}}}

or{{{
UUID=3e6be9de-8139-11d1-9106-a43f08d823a6
}}}

=== Persistent Naming in the boot manager ===

To use persistent names in your boot manager, all of the following prerequisites have to be met:
 1. You are using a mkinitcpio initramfs image
 1. You have udev enabled in /etc/mkinitcpio.conf
 1. When your initramfs image was generated, version 101-3 or greater of klibc-udev was installed (persistent naming is broken in any earlier version). If you are updating klibc-udev from an earlier version and want to use persistent naming, regenerate your initramfs image before you reboot.

In the above example, /dev/sda1 is the root partition. In the grub menu.lst file, the kernel line looks like this:{{{
Tuttavia, invece di fornire esplicitamente il percorso /dev/disk, il metodo solitamente raccomandato è quello di indicare come debba essere montato il filesystem scrivendo LABEL=<etichetta> o UUID=<uuid>; per esempio:
{{{
LABEL=home
}}}
o
{{{
UUID=31f8eb0d-612b-4805-835e-0e6d8b8c5591
}}}

=== Nel Boot Manager ===

(Le informazioni che seguono sono per lo più datate, e presumono l'uso di grub-legacy: la versione in Squeeze di grub; grub2, cioè, usa gli UUID in modo predefinito.)

Per usare i nomi persistenti nel boot manager, devono essere soddisfatti tutti i seguenti requisiti:
 1. si deve utilizzare un'immagine mkinitcpio initramfs
 1. si deve avere udev abilitato in /etc/mkinitcpio.conf
 1. quando l'immagine initramfs è stata generata doveva essere installata la versione 101-3, o superiore, di klibc-udev (in qualsiasi versione precedente la denominazione persistente è corrotta); se si sta aggiornando klibc-udev da una versione precedente, rigenerare l'immagine initramfs prima di riavviare.

Nell'esempio precedente /dev/sda1 è la partizione di root, nel file menu.lst di grub la linea del kernel appare così:
{{{
Line 220: Line 201:
Depending on which naming scheme you prefer, change it to one of the following:{{{ Modificarla in questo modo, a seconda del sistema di denominazione che si preferisce:
{{{
Line 224: Line 206:
or{{{ oppure

{{{
Line 228: Line 212:
There is an alternative way to use the label embedded in the filesystem. For example if (as above) the filesystem in /dev/sda1 is labelled "root", you would give this line to grub:{{{ C'è un modo alternativo per usare l'etichetta inserita nel filesystem, ad esempio se (come sopra) il filesystem in /dev/sda1 è etichettato come "root", si può fornire questa riga a grub:
{{{
Line 232: Line 217:



M
ake a backup:
{{{
corp-bsa-exp-nuvem02:~# cp /boot/grub/menu.lst /boot/grub/menu.lst.old1
}}}


Use the /dev/disk/by-id and edit /boot/grub/menu.lst
Farne una copia di backup per sicurezza:
{{{
~# cp /boot/grub/menu.lst /boot/grub/menu.lst.old1
}}}

Usare il percorso /dev/disk/by-id e modificare /boot/grub/menu.lst
Line 248: Line 229:
Update menu.lst using the same script of kernel packages: Aggiornare menu.lst usando lo stesso script usato dai pacchetti kernel:
Line 257: Line 238:

:~#
}}}
}}}

Translation(s): English - Italiano - Русский

(!) ?Discussion

Panoramica: UUID, etichette e fstab


La denominazione persistente dei device a blocchi è stata resa possibile dall'introduzione di udev con alcuni vantaggi rispetto all'uso dei nomi tradizionali basati sul bus, come /dev/hda1 o /dev/sda2.

Nonostante le distribuzioni Linux e udev siano in evoluzione e il rilevamento dell'hardware sia sempre più affidabile, ci sono anche una serie di nuovi problemi e modifiche:

  1. Avendo più di un controller dischi SATA/SCSI o IDE che vengono aggiunti in ordine casuale, questo può portare a nomi di dispositivo come hdX e hdY che cambiano in modo casuale ad ogni avvio; lo stesso vale per sdX e sdY. La denominazione persistente permette di non preoccuparsene più.
  2. Con l'introduzione della nuova gestione dei PATA da parte di libata (standard nei kernel Squeeze), tutti i device IDE hdX diventeranno sdX. Anche qui, con la denominazione persistente non si noterà nemmeno.
  3. Le macchine con controller sia SATA che IDE sono oggigiorno comuni, con le modifiche di libata menzionate prima il primo problema diverrà sempre più frequente perché le unità SATA e IDE saranno entrambe identificate come sdX.
  4. Le grosse macchine con molte CPU veloci e molti adattatori Bus Fibre Channel, switch FC e Data Storage con carico e latenza variabili, controller SCSI, schede di rete ad alte prestazioni, possono avere problemi di asincronia quando gestiscono udev e multipath, con un ordine di rilevamento e assegnazione dei nomi dei device in fase di avvio quasi imprevedibili.

Ci sono altre ragioni ma queste sono al momento, e nel prossimo futuro, le più critiche; ecco perché Debian incoraggia a modificare la configurazione usando il sistema della denominazione persistente.

I quattro sistemi differenti per la denominazione persistente


Con UUID

UUID sta per Universally Unique Identifier ed è un meccanismo per fornire ad ogni filesystem un identificativo univoco. Tutti i filesystem Linux supportano UUID; FAT e NTFS no, ma vengono comunque elencati in /dev/disk/by-uuid con un identificatore univoco:

$ ls -l /dev/disk/by-uuid/
total 0
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 2d781b26-0285-421a-b9d0-d4a0d3b55680 -> ../../sda1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 31f8eb0d-612b-4805-835e-0e6d8b8c5591 -> ../../sda7
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 3FC2-3DDB -> ../../sda6
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 5090093f-e023-4a93-b2b6-8a9568dd23dc -> ../../sda2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 912c7844-5430-4eea-b55c-e23f8959a8ee -> ../../sda5
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 B0DC1977DC193954 -> ../../sdb1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 bae98338-ec29-4beb-aacf-107e44599b2e -> ../../sdb2

Come si può vedere, i filesystem FAT e NTFS hanno nomi più corti (sda6 e sdb1), ma sono comunque elencati con con un UUID. Il punto di avere stringhe a 32 cifre in base 36 è quello di rendere le collisioni astronomicamente improbabili; se accadesse che sda1 e sda2 avessero lo stesso UUID l'avvio del sistema fallirebbe.

Con etichetta

Quasi ogni tipo di filesystem può avere anche un'etichetta; tutti quelli che ne hanno una sono elencati nella directory /dev/disk/by-label:

$ ls -l /dev/disk/by-label
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 data -> ../../sdb2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 data2 -> ../../sda2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 fat -> ../../sda6
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 home -> ../../sda7
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 root -> ../../sda1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 swap -> ../../sda5
lrwxrwxrwx 1 root root 10 Oct 16 10:27 windows -> ../../sdb1

Anche se possono essere usate parole riconoscibili come etichette, è necessario prestare la massima attenzione per evitare conflitti di nomi; considerare la possbilità di avere unità USB/firewire inserite in modo casuale al riavvio.

Si possono modificare le etichette dei filesystem con questi comandi:

* ext2/ext3: e2label /dev/XXX <etichetta>
* fat/vfat: dosfslabel /dev/XXX <etichetta> (bug #506786 in Lenny; o mlabel in mtools)
* jfs: jfs_tune -L <etichetta> /dev/XXX
* ntfs: ntfslabel /dev/XXX <etichetta> (o modificarla da Windows)
* reiserfs: reiserfstune -l <etichetta> /dev/XXX
* swap: mkswap -L <etichetta> /dev/XXX (ma vedere in seguito la procedura di swapoff/swapon)
* xfs: xfs_admin -L <etichetta> /dev/XXX

Con ID hardware

by-id crea un nome univoco in base al numero seriale dell'hardware; questi nomi sono destinati a rimanere immutati per una certa configurazione hardware.

# ls -l /dev/disk/by-id/
total 0
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:52 dm-name-grupo1-lvstripe1 -> ../../dm-8
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath0 -> ../../dm-0
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath1 -> ../../dm-1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath2 -> ../../dm-2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath3 -> ../../dm-3
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath4 -> ../../dm-4
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath5 -> ../../dm-5
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath6 -> ../../dm-6
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-name-mpath7 -> ../../dm-7
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:52 dm-uuid-LVM-OaDwNcuwdzuuZYAcrbeKNdYsE237BKX2YIEdUN5CsSgeU7WNn5dhtiQPBP9uHU25 -> ../../dm-8
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c000000000000000c -> ../../dm-0
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c000000000000000d -> ../../dm-1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c000000000000000e -> ../../dm-2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c000000000000000f -> ../../dm-3
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c0000000000000112 -> ../../dm-4
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c0000000000000113 -> ../../dm-5
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c0000000000000114 -> ../../dm-6
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 dm-uuid-mpath-36005076308ffc36c0000000000000115 -> ../../dm-7
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-360026b9038e49f001270c8b707980d5c -> ../../sda
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-360026b9038e49f001270c8b707980d5c-part1 -> ../../sda1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-360026b9038e49f001270c8b707980d5c-part2 -> ../../sda2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-360026b9038e49f001270c8b707980d5c-part3 -> ../../sda3
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c000000000000000c -> ../../sdr
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c000000000000000d -> ../../sdc
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c000000000000000e -> ../../sdab
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c000000000000000f -> ../../sdu
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c0000000000000112 -> ../../sdn
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c0000000000000113 -> ../../sdo
lrwxrwxrwx 1 root root  9 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c0000000000000114 -> ../../sdp
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-36005076308ffc36c0000000000000115 -> ../../sdag
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath0 -> ../../dm-0
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath1 -> ../../dm-1
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath2 -> ../../dm-2
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath3 -> ../../dm-3
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath4 -> ../../dm-4
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath5 -> ../../dm-5
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath6 -> ../../dm-6
lrwxrwxrwx 1 root root 10 2010-10-20 13:51 scsi-mpath7 -> ../../dm-7

Con percorsi sysfs

by-path crea un nome univoco in base al percorso fisico più corto (secondo sysfs), questi nomi contengono stringhe che indicano a quale sottosistema appartengono, perciò non sono adatti a risolvere i problemi discussi all'inizio di questo articolo e non verranno approfonditi.

Gestione dei nomi persistenti

Si può ottenere una panoramica base di quali device siano associati a quali nomi persistenti semplicemente con il comando

$ ls -lR /dev/disk

ma esiste anche un nuovo comodo comando blkid (che è in /sbin, ma non richiede privilegi di root). Fornisce diversi tipi di output utile; il più semplice è:

$ /sbin/blkid
/dev/sda1: LABEL=Root UUID="87f2b245-6ab3-4021-bf07-d069b4d387a1" TYPE="ext3"
/dev/sda2: TYPE="swap"
/dev/sda3: LABEL=Home UUID="a6f7a63f-71ac-4361-b49a-39d62b06f18a" TYPE="ext3"

Come si può notare, la partizione di swap non ha un UUID, l'installatore di Debian Lenny usa una versione di partman che non ne attribuisce uno alle partizioni di swap.

Tutta via si possono dare nomi persistenti alle partizioni di swap usando mkswap nel modo descritto di seguito.

Assegnare nomi persistenti a partizioni di swap

Come prima cosa, assicurarsi di avere identificato correttamente la partizione di swap (vedere /proc/swaps)!

(Come root) deattivare in modo sicuro l'attuale swap, reinizializzarlo (aggiungendo opzionalmente un'etichetta) e riattivarlo:

# swapoff /dev/sda2
# mkswap -L Swap /dev/sda2
Setting up swapspace version 1, size = 1998737 kB
LABEL=Swap, UUID=7cdfeb21-613b-4588-abb5-9d4049854e9a
# swapon /dev/sda2

(Come utente normale) verificare il risultato:

$ /sbin/blkid
/dev/sda1: LABEL=Root UUID="87f2b245-6ab3-4021-bf07-d069b4d387a1" TYPE="ext3"
/dev/sda2: LABEL=Swap UUID="7cdfeb21-613b-4588-abb5-9d4049854e9a" TYPE="swap"
/dev/sda3: LABEL=Home UUID="a6f7a63f-71ac-4361-b49a-39d62b06f18a" TYPE="ext3"
$ free
             total used free shared buffers cached
Mem: 33017956 298700 32719256 0 17060 148668
-/+ buffers/cache: 132972 32884984
Swap: 1951888 0 1951888

Usare i nomi persistenti


Dopo aver scelto quale metodo di denominazione si desidera utilizzare, lo si abiliterà per il sistema:

In fstab

Abilitare la denominazione persistente in /etc/fstab è semplice; basta sostituire il nome del device nella prima colonna (dove vi è qualcosa del tipo "/dev/sda7") con il nuovo nome persistente. Questo può essere fatto o sostituendo il percorso appropriato in /dev/disk, come:

/dev/disk/by-label/home

o

/dev/disk/by-uuid/31f8eb0d-612b-4805-835e-0e6d8b8c5591

Tuttavia, invece di fornire esplicitamente il percorso /dev/disk, il metodo solitamente raccomandato è quello di indicare come debba essere montato il filesystem scrivendo LABEL=<etichetta> o UUID=<uuid>; per esempio:

LABEL=home

o

UUID=31f8eb0d-612b-4805-835e-0e6d8b8c5591

Nel Boot Manager

(Le informazioni che seguono sono per lo più datate, e presumono l'uso di grub-legacy: la versione in Squeeze di grub; grub2, cioè, usa gli UUID in modo predefinito.)

Per usare i nomi persistenti nel boot manager, devono essere soddisfatti tutti i seguenti requisiti:

  1. si deve utilizzare un'immagine mkinitcpio initramfs
  2. si deve avere udev abilitato in /etc/mkinitcpio.conf
  3. quando l'immagine initramfs è stata generata doveva essere installata la versione 101-3, o superiore, di klibc-udev (in qualsiasi versione precedente la denominazione persistente è corrotta); se si sta aggiornando klibc-udev da una versione precedente, rigenerare l'immagine initramfs prima di riavviare.

Nell'esempio precedente /dev/sda1 è la partizione di root, nel file menu.lst di grub la linea del kernel appare così:

kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/sda1 vga=0x318 ro

Modificarla in questo modo, a seconda del sistema di denominazione che si preferisce:

kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/disk/by-label/root vga=0x318 ro

oppure

kernel /boot/vmlinuz26 root=/dev/disk/by-uuid/2d781b26-0285-421a-b9d0-d4a0d3b55680 vga=0x318 ro

C'è un modo alternativo per usare l'etichetta inserita nel filesystem, ad esempio se (come sopra) il filesystem in /dev/sda1 è etichettato come "root", si può fornire questa riga a grub:

kernel /boot/vmlinuz26 root=LABEL=root vga=0x318 ro

Farne una copia di backup per sicurezza:

~# cp /boot/grub/menu.lst /boot/grub/menu.lst.old1

Usare il percorso /dev/disk/by-id e modificare /boot/grub/menu.lst

## AFM 22oct2010
## kopt=root=/dev/sda3 ro
# kopt=root=/dev/disk/by-id/scsi-360026b9038e754001270c9de079bca7c-part3 ro rootdelay=15 nodmraid

Aggiornare menu.lst usando lo stesso script usato dai pacchetti kernel:

:~# update-grub
Searching for GRUB installation directory ... found: /boot/grub
Searching for default file ... found: /boot/grub/default
Testing for an existing GRUB menu.lst file ... found: /boot/grub/menu.lst
Searching for splash image ... none found, skipping ...
Found kernel: /vmlinuz-2.6.26-1-amd64
Updating /boot/grub/menu.lst ... done